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di Chiauci
sappiamo che...
E' possibile,
come certi studiosi ipotizzano, che Chiauci esistesse già al tempo dei ubicata in località diversa
dall'attuale e di diversa denominazione. Potrebbe essere l'antica "Cluvia"
citata da Tito Livio. Tracce di un insediamento abitativo di epoca romana sono
rilevabili in contrada "Fonte Casale", sulla sinistra del fiume Trigno, a non
molta distanza dall'antico Tratturo della Fittola. inoltre tratti ben conservati di una cinta muraria Sannitica di difesa s'incontrano sulla sommità
del
Colle di S. Onofrio a monte del suddetto tratturo.
Più sicure, tracce di costruzione di epoca medioevale sono presenti in varie
località del territorio Chiaucese: nel bosco di S. Onofrio, sul monte "la Ciocchetta", in località "Serra Grande", ecc. Non vi sono ad ogni modo, notizie
certe su Chiauci anteriori ai tempi degli Angioini quando era noto col nome di
Castello Clavizia. Durante il dominio aragonese fu conosciuta col nome di
Clavico o Clavici
Successivamente la sua denominazione subì ancora delle modificazioni. Infatti il
paese era chiamato
Chiavicas
nel 1477, mentre nel secolo diciassett esimo è conosciuto col nome di "Chiavico"
o "Clavico". Dubbia comunque è la derivazione del nome. Alcuni ritengono
da uno dei termini latini "Clava" o "Claviger" ( portatore di clave), "Cloacina"
( uno degli appellativi della Dea Venere). Si ritiene più probabile la
derivazione del nome di Chiauci da clavis ( Chiave). L'ipotesi troverebbe
conferma nel fatto che due chiavi maschie, incrociate a croce di S. Andrea,
rette dagli artigli di un'aquila col capo rivolto a sinistra con una corona di
marchese, compaiono nello stemma del Comune.
Notizie Feudali
Nel 1269 Carlo I° D'Angiò diede il feudo Chiauci ad un tale Beltramo
o Beltrando Bucca. Estintosi senza eredi la famiglia Bucca, Chiauci
fu ceduto da CarloII D'angiò ad un certo Giovanni del Bosco, Entrato
poi a far parte del feudo di Mantovano, all'inizio del secolo XIV,
ne seguì le sorti fino al 1512 quando passo di proprietà della
famiglia Sanfelice. ma nel 1530 Antonio Sanfelice fu dichiarato
fellone e privato dei feudi per essere stato sostenitore del Re di
Francia. Allora Chiauci tornò in possesso della Corte Reale di
Napoli e, posto in vendita tra il 1530 e il 1532, fu acquistato
dalla famiglia Greco. Nel 1626 Giambattista Greco vendette Chiauci a
Francesco Petra, i cui successori lo cedettero a Matteo Capuano.
Costui a sua volta, l'alienò nel 1700 in favore di Maria Felicia
Cocco per la somma di 17.400 ducati. Alla morte di lei, il feudo
passò in eredità al suo figlio Francesco Maria Abramo de Mari.Ultimi signori di Chiauci fu il Barone Gambadoro. D'avanti all'ingresso del
palazzo
baronale
si può ammirare un
bassorilievo
scolpita su pietra locale una gamba, che sta a confermare quanto
detto.Appartenuto sempre al Contado del Molise, Chiauci fu assegnato al
Dipartimento del Sangro e del Cantone di Agnone. Nel 1807 fu
compreso nel distretto di Isernia e nel Governo di Frosolone. Con la
riforma di Gioacchino Murat, fu eretto a Comune nel 1811. Nel
1927 fu aggregato al comune di Pescolanciano, da cui, per la ferma
volontà della sua popolazione, riuscì ad essere nuovamente
distaccato nel 1935.
le notizie storiche sopra
descritte sono tratte dalla rivista
"La perla del Molise" pubblicata nel 1992
Non vi sono notizie storiche certe
su Chiauci anteriori al 1269. Il mondo Romano trasferisce probabilmente Chiauci arroccato nella Cinta Sannita
vicino al fiume Trigno, in località Fonte
Casale-Quaglieto. I resti abbandonati che ricoprono il terreno (tegole
romane, cisterna in calcestruzzo, pavimenti) ne sono la prova più evidente. Alcune ricerche hanno messo in luce i resti del Santuario medioevale di San
Nicola di Monteluponi, nel territorio boschivo di Chiauci, sulla cima Ciocchetta
a 1.028 metri S.L.M.. Si hanno prove che esso sia stato edificato sulle rovine di un tempio Sannitico.
Non a caso Livio parla di Monteluponi come di un luogo importante nella
geografia Sacra del Sannio ("Sacratos More
Samnitium Milites Eoque Candida Veste et Paribus Candore Armis Insignes" - Livio
IX, 44, 9). Il territorio dell'attale Molise era, infatti, occupato da comunità di Sanniti
appartenenti ai cosiddetti "italici orientali" e alla famiglia linguistica
"Osca". La nazione osca era presente
nel Molise con i Sanniti Pentri nelle zone appenniniche e i Frentani verso la
costa Adriatica. La loro organizzazione politica era fondata su Leghe federali e "la gente
sannita diede all'antichità un esempio importante di "nazione moderna"; infatti
essa raccoglieva entro i suoi confini una molteplicità di dialetti, anche se le
varie tribù si intendevano usando un'unica lingua"(Folco Quilici). Del resto
avevano sviluppato una cultura di associazione con i popoli vicini e di rispetto
delle differenze nella pacifica convivenza. Popolo di pastori e contadini, definito spesso "rozzo e forte", i Sanniti
avevano difeso il loro territorio fino alla venuta dei Romani. I Sanniti avevano il centro di culto, simbolo dell'unità tribale, sulle alture
di Pietrabbondante, ed è proprio lungo i contrafforti dell'appennino
che questo popolo si difese dai Romani per tutto il lungo periodo delle guerre
sannitiche(243-290 a.C.). I primi stanziamenti sanniti risalgono forse al VII sec. a.C., come conseguenza
di un vasto movimento migratorio favorito dal declino della potenza etrusca. La tradizione vuole che la prima migrazione avvenne nel corso di una primavera
sacra guidata da un condottiero di nome Comius Castronius e da un bue, animale
totemico, che avrebbe dato il nome alla capitale sannita, Bovianum. Il tentativo di espansione verso la Campania trovò una energica opposizione da
parte di Roma e lo scontro fu inevitabile. Tra il 343 e il 290 a.C. si
combatterono le tre guerre Sannitiche. Della prima (343-341) si hanno scarsissime attestazioni storiografiche, mentre
della seconda (326-304) resta famoso l'episodio dell'umiliante sconfitta dei
Romani alla Forche Caudine. I Romani, però, si ripresero presto e riuscirono a piegare gli avversari,
costringendoli a chiedere la pace. Fu solo una breve tregua perché tra il 298 e
il 290 fu combattuta la terza Guerra Sannitica. Si organizzò una coalizione antiromana tra Sanniti, Etruschi, Galli e altre
popolazioni italiche che fu, però, sconfitta a Sentino in Umbria.
I Romani penetrarono a fondo nel territorio,
tanto da distruggere varie città del Sannio. Tratti ben conservati di una cinta muraria sannitica di difesa s'incontrano
sulla sommità del Colle S. Onofrio
(Mura ciclopiche - Foglio 37 del catasto di Chiauci) , risalente al IV secolo
A.C., a monte del predetto Tratturo e della fonte "Capo Sorgenza" da un lato, e
della Sella S. Venditto dall'altro. Questo tipo di muratura in pietra naturale, formata da blocchi affiancati e
sovrapposti senza una particolare legge, con impiego di piccoli pezzi a
riempimento dei vuoti lasciati dai blocchi più grossi, risultava così solido e
pesante da prestarsi egregiamente nelle opere di difesa e di fortificazione. Tale costruzione potrebbe far parte di una serie di fortificazioni dislocate in
vari comuni del territorio circostante (Duronia, Pietrabbondante, Civitanova del
Sannio). I suddetti Comuni sono caratterizzati dal fatto di essere a "Vista",
ossia dal centro abitato dell'uno è possibile vedere l'altro. Si nota, allora, che
Pietrabbondante e Chiauci,
attraverso Duronia, possono comunicare visivamente con
Monte Vairano e Boiano; si evidenzia
in questo modo una linea di avvistamento che copre il lato orientale del
territorio dei Pentri, in relazione
anche con gli itinerari tratturali.
Chiauci potrebbe essere stata l'antica "Cluvia" citata da Tito Livio.
Tracce di un insediamento abitativo di epoca romana sono rilevabili in contrada
"Fonte Casale", sulla sinistra del Trigno, a non molta distanza
dall'antico Tratturo della Zittola. Dopo la dominazione romana si ha un periodo di pace, durante il quale gli
abitanti cercano di riorganizzarsi e di ricostruire i loro villaggi. Nel corso delle invasioni barbariche le popolazioni subirono le sorti
dell'Impero e della regione; le loro costruzioni, distrutte dai barbari, vennero
poi ricostruite sotto la dominazione longobarda presumibilmente intorno al IX-X
secolo.
Arte e cultura:
Da visitare innanzitutto la
La chiesa
, ricostruita ne1 1724. Sul lato di sinistra
svetta una torre circolare (divenuta torre campanaria), inglobata a ciò che
rimane della cinta muraria. Nell’interno, sistemato su tre navate, oltre
all'Altare maggiore, spiccano le statue di
Sant’Onofrio
(nel
bosco a lui dedicato vi è l’omonima cappella), di San Giorgio, protettore del
paese, che uccide il drago (nella navata di destra), di San Michele Arcangelo
(in una piccola cappella), il quale ha sotto i suoi piedi un Lucifero, di San
Sebastiano, in un'urna sopra l'Altare di destra sono conservate le reliquie di
San Vincenzo, mentre nella nicchia dell’Altare della navata di sinistra c’è una
rappresentazione della Crocifissione di Cristo. Altro emblema del paese è il palazzo baronale dei
Gambadoro,
edificio di impianto
seicentesco, ma più volte ristrutturato. Rimangono tracce delle antiche mura e di antiche porte murarieL'ambiente incontaminato che circonda il paese lo rende
meta ideale per soggiorni rilassanti e salutari. Il paese sorge ai piedi
del Colle Calvario, su uno sperone, circondato da boschi di cerro, che si
affaccia sul fiume Trigno e dal quale si scopre un panorama di incomparabile
bellezza. Il Trigno dopo aver attraversato il territorio di Chiauci per circa 5
Km dal confine di Pescolanciano, s'inoltra in una stretta gola, " La Foce",
formato da una piaga calcarea che si estende a sud ovest dell'abitato, uno dei
posti più belli e caratteristici, attualmente interessata dai lavori di un
bacino artificiale. Questi luoghi anemi e di suggestiva bellezza sono: il Bosco
di Montelupone, la Fonte Casale, la fonte Maciocia, sulla riva sinistra del
Trigno, in località TESA.Cenni anagrafici:
Il comune di Chiauci ha fatto registrare nel censimento del
1991 una popolazione pari a 337 abitanti. Nel censimento del
2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 277
abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 - 2001 una
variazione percentuale di abitanti pari al -17,80%.
Gli abitanti sono
distribuiti in 123 nuclei familiari con una media per nucleo
familiare di 2,25 componenti
I dieci cognomi più diffusi nel comune di Chiauci .
Nella prima
colonna viene visualizzato il numero di individui aventi il cognome
in oggetto, con arrotondamento al secondo decimale: ad esempio un
ipotetico valore di 5,76 indicherebbe quindi che nel dato comune vi
sono con maggiore probabilità sei individui, piuttosto che cinque,
aventi il dato cognome.
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Numero |
Cognome |
|
38,25 |
Di Pilla |
|
18,00 |
Di Salvo |
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15,75 |
Di Lonardo |
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15,75 |
Sacco |
|
13,50 |
Colabuono |
|
13,50 |
Iacobucci |
|
11,25 |
Di Matteo |
|
11,25 |
Vassolo |
|
9,00 |
Inforzato |
|
6,75 |
Salzano |
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